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vetroriciclo

Il riciclo dei materiali, in campo edile come in qualsiasi altro settore, permette notevoli vantaggi ambientali, come la riduzione del consumo di materie prime. Ridurre il numero dei rifiuti da smaltire e condurre sempre più vetro al riciclo, garantisce una produzione più sostenibile di moltissimi prodotti e materiali, dai serramenti ai sanitari. Nel mondo dell’edilizia il vetro è un materiale ampiamente utilizzato, basti pensare all’aumento nell’architettura contemporanea delle facciate in vetro come scelta per il rivestimento dei grandi edifici. Proprio per questo motivo, è fondamentale che il settore mantenga una sensibilità elevata, che già oggi in parte presenta, sul tema del riciclo del vetro.

Perché riciclare il vetro?
Il vetro, come molti altri materiali, quando viene classificato come rifiuto può essere destinato allo smaltimento, ma è decisamente preferibile scegliere la strada del recupero. Offrire una seconda vita a prodotti e materiali ha impatti positivi sull’ambiente, innanzitutto riduce la quantità di rifiuti da smaltire e promuove la logica di economia circolare, reimmettendolo nel ciclo produttivo.

I rifiuti in vetro possono essere di natura industriale o urbana. Nel primo caso si tratta principalmente di oggetti di scarto o di prodotti dei processi industriali stessi, che possono essere riassorbiti dalla stessa azienda. Nei casi dei rifiuti urbani, invece, la raccolta differenziata è lo strumento più importante che abbiamo a disposizione per riuscire a raccogliere il vetro e indirizzarne la maggior quantità possibile al riciclo. Al di la del settore di provenienza, il vetro viene sempre depurato e poi utilizzato in diverse percentuali sul totale dell’impasto, in base ai prodotti da realizzare. 

Questa operazione di selezione e separazione, anche meccanica, viene svolta da appositi macchinari, che permettono di ricavare vetro frantumato da reimmettere nel processo produttivo, dove viene fuso e lavorato per essere trasformato in una vera e propria materia prima seconda. La fase di raccolta del rifiuto, quindi, è fondamentale e incide direttamente sulla quantità di vetro riciclabile.

A seconda del settore di applicazione, esistono dei parametri di purezza da rispettare: mentre in vetreria la percentuale di vetro puro è elevatissima (quasi il 100%), nel settore edile esistono prodotti e applicazioni che accettano anche concentrazioni di impurità più elevate.

Una peculiarità che caratterizza questo materiale e che ne rende il riciclo particolarmente significativo, sta nella sua capacità di essere rifuso continuamente, senza porre limiti ai cicli di recupero cui è sottoposto. I prodotti realizzabili con vetro riciclato sono moltissimi, dall’arredo, agli imballaggi, a componenti per mezzi di trasporto, fino ad applicazioni di settori specializzati.

I prodotti del riciclo

Con il vetro riciclato è chiaramente possibile ricavare nuovo vetro, così come è possibile alimentare tutta una serie di mercati secondari, dove si collocano prodotti come oggetti di arredo, materiali come sabbia ed erba sintetica o materiali abrasivi. In campo edile le applicazioni del vetro riciclato sono molte e in commercio è possibile reperire prodotti di ogni genere realizzati a partire dal vetro riciclato. Prima di tutto, come anticipato, troviamo lastre e vetri riciclati, da utilizzare per porte e infissi, parapetti, rivestimenti, componenti d’arredo, scale, ecc…

Un’ulteriore applicazione del vetro riciclato riguarda tutti quei prodotti in cui viene mescolato ad altri materiali, si pensi ad esempio ai sanitari, a pavimenti, piastrelle. Mescolare il vetro con altri prodotti viene fatto anche per realizzare alcuni materiali da costruzione, il vetro riciclato può essere utilizzato per produrre mattoni o come inerte di alleggerimento. Si trova vetro riciclato anche nei sottofondi stradali o in generale come additivo in diversi prodotti. Ultimo, ma non certo per importanza, è l’utilizzo del vetro riciclato per produrre isolanti in vetro cellulare.

Questi prodotti possono essere realizzati e venduti sia sotto forma di pannelli, di diverse dimensioni, che di composti granulari. È un materiale impermeabile, stagno al vapore, che si posa velocemente e che resiste alla compressione, risultando adatto anche per isolare platee di fondazione e pavimentazioni, garantendo al contempo notevole leggerezza.

 

olio1

 

Cinque anni di lavoro nei laboratori del policlinico di Bari che hanno coinvolto anche uno scienziato americano, tre colleghi di Tolosa (Francia) e un altro gruppo di Cambridge (Inghilterra). Tutti concentrati su una molecola contenuta nell'olio extravergine di oliva: l'acido oleico. Non una novità assoluta per i camici bianchi. Ma i suoi effetti sui tumori del colon non erano mai stati indagati fino in fondo. Non così.

Quanto basta per far dire a Moschetta che "il dato registrato è senza precedenti". E alla rivista scientifica internazionale Gastroenterology - un riferimento tra gli addetti ai lavori di tutto il mondo - per pubblicare lo studio, che uscirà sul numero di novembre. La scintilla è un'intuizione dello scienziato barese, poi condivisa dal collega d'Oltralpe Simon Ducheix. "Ci siamo chiesti perché l'acido oleico contenuto nell'olio extravergine di oliva italiano sia prodotto anche dal nostro organismo, grazie - spiega Moschetta - a un enzima che si chiama Scd1".

In altri termini: "Perché madre natura ci ha dato la possibilità di sintetizzare l'acido oleico? vuol dire che è una molecola fondamentale?". Sì. E la risposta è arrivata quando nei modelli sperimentali i ricercatori hanno 'spento' quell'enzima e bandito la somministrazione di acido oleico attraverso la dieta. Risultato: un'infiammazione dei tessuti, prima, e l'insorgenza di tumori spontanei dell'intestino, poi. "Abbiamo dimostrato che la natura ci dà la possibilità di sintetizzare l'acido oleico per proteggerci dal cancro", commenta Moschetta. "Perché crea una barriera che blocca l'infiammazione delle cellule intestinali e previene il tumore". Da qui a suggerire il consumo di olio extravergine di oliva nella popolazione generale il passo è breve, per lo scienziato barese. Ancora di più in caso di pazienti con una predisposizione ereditaria al tumore del colon, o per quelli con morbo di Crohn o colite ulcerosa.

 

Fonte: La Repubblica

vetro

Vale la pena ricordare le ragioni per cui la plastica è tra i materiali che bisogna cercare di evitare il più possibile: secondo diverse stime, ne ricicliamo solo il 30% e il resto, viste le difficoltà nello smaltirlo, finisce in fiumi, mari e oceani.

In particolare, la produzione di bottiglie di plastica, tra le fasi di lavorazione, packaging e trasporto, produce sei volte il suo peso di CO2, rendendole uno dei prodotti di largo consumo più inquinanti, soprattutto se si pensa alla quantità di cui se ne fa uso ogni giorno.

Non possiamo fare a meno dell’acqua, ma possiamo dire no alle bottiglie in plastica. A casa, si possono usare bottiglie in vetro, riutilizzabili all’infinito e più igieniche rispetto alle bottiglie in plastica.

Se nella vostra città l’acqua è potabile ma il gusto lascia a desiderare non dovete arrendervi: potete, ad esempio, aggiungere alle vostre bottiglie dei bastoncini in carbone attivo che, messi a bagno nell’acqua, in poche ore le donano un gusto migliore.

In molti comuni e città italiane sono inoltre presenti distributori gratuiti di acqua, dove i residenti si possono recare per riempire le proprie bottiglie.

Come se non bastasse, liberarsi dalle bottiglie di plastica significa anche liberarsi della noia di trasportare pesanti bottiglie a casa e nella spazzatura una volta terminate.

I medici ci dicono di bere almeno due litri di acqua al giorno, quindi almeno una bottiglia ogni giorno per 365 giorni all’anno. I conti sono presto fatti, ognuno di noi in una vita utilizza circa 30 mila bottiglie. Moltiplicate questa quantità per 7 miliardi di persone…

L'eccellenza del prodotto Italiano!