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Redazione Stampa

Vidya, la vera natura del vetro

Fonte: www.repubblica.it

l latte e i succhi di frutta? Pratici e leggeri in tetrapak, ma nel vetro è meglio. I pomodori pelati, la frutta sciroppata e i fagioli in scatola? Comodi. Ma nel vetro è meglio. Così come il miele, le marmellate, i sott'oli. Lo stesso olio - che spesso all'estero è in bottiglie di plastica - agli italiani va bene solo sotto vetro. Un materiale che ci piace un sacco: vedi quello che acquisti. La trasparenza ha una marcia in più. Poi il vasetto si lava e diventa, senza esser contaminato dagli odori, pronto ad accogliere conserve e sughi e quant'altro si prepari a casa.
Chi sta attento al cibo che compra non può trascurare il packaging e, secondo una recente indagine si tende sempre più a preferire il vetro. Un consumatore su due in Europa dichiara di utilizzare più contenitori per cibi e bevande in vetro rispetto a tre anni fa, soprattutto in Italia (57%), Austria e Croazia, ritenendolo il più sostenibile e affidabile in tema di sicurezza alimentare.

 

La ricerca di InSites, commissionata da Friends of Glass, si è svolta in 11 Paesi europei (Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Spagna, Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Svizzera, dal 28 novembre al 14 dicembre 2016) con lo scopo di misurare l'evoluzione della percezione e dell'impiego da parte dei consumatori di imballaggi in vetro, dopo che nel 2014 è stato condotto uno studio analogo.
Per l'esattezza sono stati intervistati 17.377 europei, scegliendoli tra coloro che hanno dichiarato di contribuire alla spesa alimentare delle famiglie. Dal punto di vista della sicurezza alimentare, il 53% degli europei lo sceglie perché ritiene che sia il materiale di confezionamento più sicuro. In Italia questo dato è considerevolmente più alto con il 65% degli intervistati che ritiene che il vetro sia il miglior packaging per i cibi. Per quanto riguarda le bevande, il 73% degli europei considera il vetro come il materiale di imballaggio più sicuro, in linea con il dato italiano (72%). In Italia poi l'utilizzo di bottiglie e vasetti di vetro è superiore alla media europea soprattutto per prodotti quali olio, aceto, vino, birra, salse e condimenti, frutta sciroppata, bibite.
Anche se non tutti sanno che il vetro è riciclabile al 100% infinite volte, mentre la maggior parte degli europei crede che sia riciclabile solo all'84% (all'83% per gli italiani).

Vivere in modo sostenibile non riguarda solo la salvaguardia del pianeta, ma anche la salute. Infatti, gli europei associano l'imballaggio in vetro a numerosi vantaggi per la propria salute, soprattutto perché essendo un materiale inerte ha il rischio più basso di interazione con il cibo, e costituisce una barriera di protezione naturale a garanzia della conservazione del contenuto. A essere meglio informate rispetto alla scelta del corretto imballaggio per uno stile di vita sano e sostenibile sono le generazioni più anziane, mentre i giovani acquistano meno prodotti confezionati in vetro rispetto ai genitori e ai nonni. Tuttavia, le generazioni più giovani identificano nell'imballaggio in vetro l'opzione più trendy e pensano che il vetro sia il miglior packaging per preservare la qualità.

Ma che lo si preferisca perché è trendy o perché è sano e ecosostenibile, in entrambi i casi si coglie l'eredità di studi ed esperimenti che risalgono all'inizio del XIX secolo. Certo, all'inizio fu il tappo di sughero a chiudere una bottiglia di vetro dal collo molto largo. Solo dopo vennero la latta e altri successivi miglioramenti per sigillare in modo ermetico i recipienti.
La storia del metodo per riuscire a confezionare i cibi in contenitori al fine di conservarli a lungo e trasportarli comodamente ha inizio ufficialmente nel 1810. In questa data, il cuoco e pasticcere francese Nicolas Appert viene premiato da Napoleone Bonaparte per aver risolto l'annosa questione: è possibile allungare la vita alle derrate alimentari dell'esercito?

Il riconoscimento imperiale avviene dopo numerosi esperimenti, che avevano fatto concludere all'ingegnoso cuciniere di Châlons en Champagne che i cibi deteriorabili si mantengono a lungo in bottiglie 'trattate' in acqua bollente. I suoi studi, raccontati poi nel libro "Art de conserver", avevano codificato il processo: introdurre gli alimenti già lavorati nelle bottiglie; chiudere con tappi di sughero; immergere in acqua bollente, per tempi variabili in base al tipo di alimento; raffreddare. L'invenzione che ha rivoluzionato la possibilità di allungare la vita degli alimenti (per secoli gli unici prodotti a lunga conservazione erano solo salati, affumicati o essiccati) si fondava sulla semplice constatazione che l'alta temperatura ne rallentava i processi decompositivi. E ancora oggi le cose non sono molto dissimili.

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